Operazione mini invasiva protesi d’anca: la rivoluzione dell’accesso anteriore

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Il dolore debilitante e l’importante limitazione funzionale provocate dall’artrosi dell’anca rappresentano i tipici sintomi che segnalano la necessità di un intervento di sostituzione protesica dell’articolazione. La chirurgia protesica dell’anca, infatti, è l’unica soluzione per tornare a muoversi senza dolore negli stadi più avanzati di artrosi.

Negli ultimi anni, grazie ai progressi della medicina, l’attenzione si è sempre più spostata verso tecniche mininvasive che promettono un recupero più rapido e meno traumaticoL’accesso anteriore, in particolare, rappresenta la via più promettente per un’operazione mininvasiva all’anca.

I suoi benefici sono diversi, da una ripresa più rapida del paziente al minor rischio di lussazione futura. In questo articolo analizzeremo tutti i possibili accessi per la protesi dell’anca, soffermandoci in particolare sull’unico vero approccio mininvasivo per l’operazione all’anca, ovvero la via anteriore.

Le diverse vie d’accesso per la protesi d’anca: un panorama completo

La protesi d’anca è un intervento chirurgico complesso che richiede precisione e competenza. Uno degli aspetti fondamentali che influenza il decorso post-operatorio è la via d’accesso scelta, ovvero il percorso che il chirurgo fa per raggiungere l’articolazione dell’anca danneggiata e impiantare la protesi. Storicamente sono state utilizzate diverse tecniche, ognuna con i propri vantaggi e svantaggi. Comprendere le differenze tra questi approcci è cruciale per prendere una decisione consapevole insieme al proprio ortopedico.

In generale, le vie d’accesso possono essere classificate in base alla posizione dell’incisione e alla direzione in cui il chirurgo accede all’articolazione. Si distinguono così 3 grandi vie:

  • Anteriore
  • Laterale
  • Postero-laterale

Ognuna di esse ha subito evoluzioni nel tempo per minimizzare l’invasività e migliorare i risultati per il paziente.

La scelta di quale via utilizzare dipende principalmente dalla problematica da trattare nel paziente (infatti, la protesi d’anca può essere una soluzione non solo per l’artrosi, ma ad esempio anche in caso di displasia dell’anca o di fratture), oltre che dall’esperienza del chirurgo nella pratica di un accesso piuttosto che di un altro.

accesso mini invasivo protesi d'anca - Dr. Riccardo Giacomi chirurgia d'anca per via anteriore

L’accesso laterale per la protesi d’anca: l’approccio tradizionale

L’accesso laterale, noto anche come accesso di Hardinge o accesso di Watson-Jones modificato, è stato per lungo tempo uno degli approcci più comuni per l’impianto della protesi d’anca. Per questo motivo è ancora oggi uno degli accessi più utilizzati ed è considerato come quello “tradizionale”.

Questa tecnica prevede un’incisione dai 10 ai 20cm sulla parte laterale dell’anca, lungo il fianco. Una volta eseguita l’incisione, si passa a sezionare alcuni muscoli dell’anca, in particolare il tensore della fascia lata e parte del medio gluteo, per esporre l’articolazione e procedere alla sostituzione protesica.

Il principale vantaggio che comporta l’accesso laterale è la possibilità di avere un’ampia visualizzazione dell’anca e dunque un ottimo campo operatorio per il chirurgo, che riesce così a intervenire facilmente sul femore prossimale, facilitando il posizionamento della protesi. Inoltre, questa tecnica si presta bene alla maggior parte delle configurazioni anatomiche dell’anca, anche ai casi più complessi.

Tuttavia, l’accesso laterale comporta anche diversi svantaggi:

  • Maggior danno muscolare e maggior dolore per il paziente: la sezione o lo scollamento di muscoli importanti come il medio gluteo può comportare un dolore post-operatorio più significativo;
  • Incremento del rischio di zoppia residua, dovuta a un indebolimento dei muscoli abduttori.
  • Tempo di recupero: il recupero funzionale può essere più lento a causa del trauma ai tessuti molli, con un prolungamento della riabilitazione e un ritardo nel ritorno alle attività quotidiane.
  • Sono stati inoltre riscontrati casi rari di ossificazione eterotopica (ovvero la formazione di osso in tessuti molli dove normalmente non dovrebbe esserci) e di lesione del nervo femorale cutaneo laterale, causando intorpidimento o dolore sulla coscia esterna.

Nonostante questi svantaggi, l’accesso laterale rimane una valida opzione in determinate situazioni, soprattutto in presenza di deformità complesse, dove la maggiore esposizione può essere un vantaggio. Oggi bisogna però considerare che l’evoluzione delle tecniche chirurgiche ha portato spesso a preferire approcci che minimizzino il danno muscolare.

L’accesso postero-laterale per la protesi d’anca: un’alternativa diffusa

L’accesso postero-laterale è un’altra via d’accesso ampiamente utilizzata per la protesi d’anca. In questo caso, l’incisione, tra i 10 e 15cm, viene praticata sulla parte posteriore e laterale del gluteo, e per raggiungere l’articolazione vengono sezionati alcuni muscoli rotatori esterni (il piriforme, i gemelli e l’otturatore interno) e parte del gluteo massimo. Al termine dell’intervento, questi muscoli vengono riparati.

Anche in questo accesso, il vantaggio principale è rappresentato dall’ampia esposizione e visuale che la via d’accesso postero-laterale permette. Rispetto all’accesso laterale, vi è inoltre un minor coinvolgimenti dei muscoli abduttori, riducendo il potenziale rischio di zoppia residua dall’intervento.

Tuttavia, questo accesso non risolve il problema del potenziale rischio di lussazione posteriore dell’anca, rischio che si presenta soprattutto nelle prime settimane dopo l’intervento a causa dell’indebolimento temporaneo dei rotatori esterni.

I tempi di recupero richiesti dall’accesso postero-laterale sono simili a quelli dell’accesso laterale. Anche se il danno muscolare è minore rispetto alla via laterale, vi è comunque un significativo coinvolgimento dei muscoli che vengono sezionati per accedere all’articolazione. Dunque, i tempi di recupero sono comunque più lunghi rispetto ad un accesso mininvasivo, ovvero la via anteriore. Inoltre, il recupero post-operatorio comporterà più dolore per il paziente rispetto alla via anteriore, poiché solo in quest’ultima non viene sezionato alcun muscolo.

Operazione mininvasiva all’anca: la rivoluzione dell’accesso anteriore diretto

Quando si parla di operazione mininvasiva all’anca ci si riferisce all’utilizzo dell’accesso anteriore diretto (anche conosciuto come tecnica bikini o DAA, ovvero “direct anterior approach”). Questa via rappresenta una vera e propria rivoluzione nell’ambito della chirurgia protesica d’anca, poiché consente al chirurgo di raggiungere l’articolazione dell’anca passando tra i muscoli, senza tagliare o disinserire alcun muscolo o tendine importante.

L’incisione che si pratica è di dimensioni estremamente ridotte rispetto all’approccio laterale o postero-laterale. Anche conosciuta come “tecnica bikini”, l’incisione che si esegue è molto piccola (7/8cm) e si effettua sulla parte anteriore della coscia in un punto che può essere facilmente nascosta dal bikini o dallo slip, per questo si parla di accesso o tecnica bikini.

accesso bikini - Dr Riccardo Giacomi chirurgia d'anca via anteriore
Le dimensioni ridotte della cicatrice dell’incisione con accesso anteriore

L’accesso anteriore diretto è ideale per la maggior parte dei pazienti che necessitano di una protesi d’anca o di una revisione di protesi d’anca. Ovviamente, è fondamentale affidarsi a un chirurgo ortopedico con una comprovata esperienza e una formazione specifica in questa tecnica, poiché richiede una curva di apprendimento più lunga e una profonda conoscenza dell’anatomia.

La via anteriore è ideale in particolare per pazienti giovani e sportivi, poiché consente un recupero rapido. Permette così a chi pratica sport di tornare in tempi brevi all’allenamento. Tuttavia, è indicata anche per pazienti più anziani, e non solo. Può essere impiegata efficacemente anche per trattare tutti quei pazienti una volta ritenuti inoperabili, come ad esempio i pazienti caratterizzati da obesità.

Inoltre, con la via anteriore è possibile apporre una protesi d’anca per trattare non solo l’artrosi dell’anca, ma anche fratture del femore o dell’acetabolo oppure deformazioni congenite come la displasia dell’anca.

La sua versatilità, la mininvasività e il recupero rapido rappresentano i maggiori punti di forza dell’accesso anteriore. 

I vantaggi dell’operazione mininvasiva all’anca con la via anteriore

L’accesso anteriore consente al paziente e al chirurgo di beneficiare di numerosi vantaggi che lo rendono l’approccio chirurgico davvero rivoluzionario in questo campo:

  • Rispetto dei tessuti molli: questo è il vantaggio principale e più significativo. Evitando di tagliare muscoli, si riduce drasticamente il trauma chirurgico, il dolore post-operatorio e la necessità di farmaci antidolorifici.
  • Recupero più rapido: i pazienti che si sottopongono a protesi d’anca con accesso anteriore possono camminare il giorno stesso dell’intervento, dopo appena 3 ore, e tornare a casa dopo 48 ore. Il ritorno alle attività quotidiane, al lavoro e allo sport è notevolmente accelerato.
  • Minore rischio di lussazione: poiché i muscoli posteriori e laterali che stabilizzano l’anca non vengono compromessi, il rischio di lussazione post-operatoria è drasticamente ridotto. Questo permette ai pazienti di non avere le tradizionali restrizioni di movimento post-operatorie (come evitare di incrociare le gambe o di piegare eccessivamente l’anca), garantendo una maggiore libertà di movimento e sicurezza.
  • Minore perdita di sangue: grazie alla minor invasività, si registra una perdita di sangue inferiore durante l’intervento, praticamente azzerando la necessità di trasfusioni.
  • Migliore risultato estetico: l’incisione è più piccola e meno visibile, spesso posizionata in una piega naturale della pelle, rendendo il risultato estetico più gradevole.

L’operazione all’anca mininvasiva e protocollo fast-track

Rispetto alla via laterale e a quella postero-laterale, la via anteriore permette di rendere compatibile l’intervento di protesi d’anca con quello che viene conosciuto come protocollo fast-track.

Si tratta di una serie di tecniche e accortezze pre-operatorie, operatorie e post-operatorie che permettono al paziente di beneficiare di una ripresa molto rapida e di tornare in piedi e alle attività quotidiane in pochi giorni.

Come spiegato in precedenza, la via anteriore permette al paziente di alzarsi dal letto dopo 3-4 oredall’intervento. Dopo 48 ore cammina utilizzando stampelle o deambulatore e può anche fare le scale autonomamente. Questo rappresenta il maggior beneficio per il paziente che si sottopone all’intervento: poter recuperare in poco tempo l’autonomia.

Inoltre, l’approccio fast-track mira a ridurre al minimo la somministrazione di farmaci dopo l’intervento, limitando la terapia farmacologica alla sola terapia antidolorifica secondo le necessità del paziente.

Lo stesso risultato non si potrebbe chiaramente ottenere con l’approccio laterale o postero-laterale. Entrambe queste vie richiedono infatti la resezione dei muscoli, comportando un più copioso sanguinamento e tempi di ripresa molto più lunghi. Inoltre, è proprio questa sezione dei muscoli che provoca al paziente un dolore molto maggiore, che viene notevolmente contenuto nell’approccio anteriore.

vantaggi via anteriore protesi d'anca - Dr Riccardo Giacomi chirurgia d'anca per via anteriore

Operazione mininvasiva all’anca: la specializzazione del Dr. Riccardo Giacomi

L’evoluzione della chirurgia ortopedica ha portato a significative innovazioni e la protesi d’anca mininvasiva, in particolare attraverso l’accesso anteriore diretto, rappresenta un traguardo eccezionale. Evitare gli approcci che prevedono di intaccare i muscoli in favore di tecniche che li rispettano, quando possibile, significa non solo ridurre il dolore post-operatorio, ma anche accelerare il recupero e minimizzare i rischi di complicazioni.

Il Dott. Riccardo Giacomi è un chirurgo ortopedico con più di 30 anni di esperienza. Ha eseguito più di 3000 impianti di protesi d’anca e negli ultimi 15 anni si è dedicato esclusivamente al perfezionamento ed insegnamento della chirurgia protesica d’anca con accesso per via anteriore, l’unica vera tecnica mininvasiva.

La sua esperienza e la sua competenza lo rendono uno dei punti di riferimento in Italia e in Europa per la chirurgia protesica d’anca con tecnica bikini. Ogni anno aiuta centinaia di pazienti a ritrovare mobilità e benessere.Tornare a vivere senza limiti è possibile. Affidati all’esperienza del Dott. Giacomi per capire se l’accesso anteriore è l’approccio chirurgico migliore per te.

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