Il momento del post-operatorio e la riabilitazione dopo un intervento di protesi d’anca solitamente rappresentano delle preoccupazioni importanti per i pazienti. Fortunatamente, grazie a tecniche chirurgiche avanzate come l’approccio anteriore e protocolli di riabilitazione all’avanguardia, il recupero dopo una protesi d’anca oggi può essere più rapido e molto meno doloroso rispetto al passato.
Il recupero dall’intervento può avvenire in tempi relativamente brevi. Questo è possibile grazie alla tecnica chirurgica utilizzata. La via anteriore, infatti, permette al paziente di tornare in piedi e camminare dopo poche ore dall’intervento.
Una volta dimesso dall’ospedale, il paziente dovrà proseguire in un percorso di riabilitazione specifico per l’intervento subìto. Ed è qui che entra in gioco la figura dell’Hip Coach. Il Dr. Riccardo Giacomi, chirurgo ortopedico specializzato proprio in protesi d’anca per via anteriore, ha scelto infatti di costruire una squadra perfetta esperta nel trattamento prima, durante e dopo di pazienti operati di protesica d’anca con tecnica bikini e protocollo fast track.
Ma chi è l’Hip Coach e cosa fa? Si tratta di un fisioterapista specializzato nella riabilitazione da questo intervento. Tale processo è completamente diverso rispetto a quello prevista dagli accessi più classici. Ecco perché servono gli specialisti in grado di favorire una ripresa completa nel minor tempo possibile.
Intervento di protesi d’anca per via anteriore: come funziona?
L’intervento di protesi d’anca per via anteriore rappresenta una delle tecniche chirurgiche più innovative e meno invasive per la sostituzione dell’articolazione dell’anca. È infatti l’unico approccio davvero mininvasivo proprio per via di come si esegue l’intervento.
A differenza degli approcci posteriori o laterali, che richiedono il taglio o la disinserzione di importanti gruppi muscolari (come i muscoli glutei o il tensore della fascia lata), l’approccio anteriore sfrutta un corridoio anatomico naturale. Il chirurgo accede all’articolazione dell’anca attraverso una piccola incisione nella parte anteriore della coscia. Passa poi tra i muscoli sartorio e retto femorale da un lato, e il tensore della fascia lata dall’altro. L’incisione si esegue in una zona che potrà poi essere perfettamente coperta dallo slip, o costume, ecco perché viene anche chiamata “tecnica bikini”.
Nell’approccio anteriore alla protesi d’anca, il chirurgo semplicemente sposta i muscoli che stabilizzano l’articolazione, piuttosto che tagliarli per accedere alla zona da operare. Non si genera, dunque, il tipico sanguinamento che si riscontra nella protesi d’anca eseguita lateralmente o posteriormente.
Una volta raggiunto il femore e l’acetabolo, si rimuovono le superfici articolari danneggiate e si sostituiscono con i componenti protesici.
Protesi d’anca per via anteriore: i vantaggi
- Minore dolore post-operatorio, che consente anche di iniziare prima la mobilizzazione dopo l’intervento.
- Recupero funzionale più rapido: con i muscoli intatti, la forza e la stabilità dell’anca si mantengono, consentendo un recupero funzionale accelerato. I pazienti sono spesso in grado di caricare l’arto e camminare sin da poche ore dopo l’intervento. Questa è una differenza fondamentale rispetto agli approcci tradizionali, che hanno bisogno di più tempo.
- Minor rischio di lussazione: i muscoli posteriori e laterali, essenziali per la stabilità posteriore e laterale dell’anca, non vengono compromessi. Così, si riduce significativamente il rischio di lussazione.
- Minor perdita di sangue: l’accesso meno invasivo spesso comporta una minore perdita ematica durante l’intervento, riducendo la necessità di trasfusioni.
- Cicatrice più discreta: infine, l’incisione è generalmente più piccola e posizionata in una zona meno visibile, spesso nella piega dell’inguine, rendendo l’esito estetico più gradevole.

Protesi d’anca e protocollo “Fast Track”
L’intervento di protesi d’anca per via anteriore è perfettamente integrato in quello che viene chiamato protocollo “Fast Track”, o Enhanced Recovery After Surgery (ERAS). Si tratta di un insieme di tecniche chirurgiche e post-chirurgiche volte a ridurre al minimo i tempi di recupero dopo l’intervento. L’obiettivo primario è ottimizzare il recupero del paziente in chirurgia ortopedica, accelerando la ripresa funzionale e riducendo al minimo il ricorso alla terapia farmacologica.
Ruolo fondamentale lo svolge l’approccio multidisciplinare con l’equipe anestesiologica, applicato alla tecnica di accesso per via anteriore, che permette di riprendere a camminare con l’ausilio di bastoni canadesi, già dopo qualche ora dall’intervento. Per questo risulta particolarmente richiesto e idoneo sia per pazienti di età avanzata che soprattutto sportivi.
Questo protocollo non può essere adottato su tutti i pazienti ma per il 65% di essi. Prevede il recupero articolare precoce, l’uso di farmaci non endovena per il controllo del dolore, un ricovero ospedaliero di 48/72 ore al massimo.
Gli obiettivi fondamentali del protocollo fast track sono:
- Ridurre il tempo di degenza ospedaliera: i pazienti operati con protesi d’anca per via anteriore sono in grado di lasciare l’ospedale camminando autonomamente con le stampelle già dopo 48 ore.
- Promuovere una mobilizzazione precoce: questo è un pilastro del fast track. Il paziente viene incoraggiato a sedersi, alzarsi e camminare poche ore dopo l’intervento, o al massimo il giorno successivo. La mobilizzazione precoce è cruciale per prevenire complicanze come la trombosi venosa profonda e la rigidità articolare.
- Ridurre le complicanze: grazie a un’attenta preparazione pre-operatoria, a una gestione intra-operatoria e post-operatoria mirata, il rischio di eventi avversi è significativamente ridotto.
- Favorire un rapido ritorno all’autonomia e alla vita quotidiana.
Fast track: i tempi di recupero dopo l’intervento di protesi d’anca per via anteriore
Dopo l’intervento di protesi d’anca, il paziente torna in piedi il giorno stesso. I pazienti del Dr. Giacomi vengono aiutati in questa fase delicata e importante dall’Hip Coach. Si tratta di un fisioterapista specializzato in riabilitazione dall’intervento di protesi d’anca per via anteriore.
4 ore dopo l’intervento il paziente può alzarsi dal letto e camminare, mentre 12 ore dopo riesce a fare le scale. Dopo 24 ore viene sospesa la terapia antibiotica e dopo 48 arriva il momento delle dimissioni.

Fuori dall’ospedale, il paziente dovrà camminare con le stampelle per circa 15 giorni, mentre potrà tornare alla guida dopo 30 giorni. Per i pazienti sportivi, il ritorno all’attività motoria andrà valutata in base al risultato dei controlli post-operatori. Solitamente, già dopo un mese è possibile ricominciare gradualmente ad allenarsi.
Riabilitazione dopo l’intervento di protesi d’anca per via anteriore: le fasi e il ruolo dell’Hip Coach
Il percorso riabilitativo comincia immediatamente dopo l’intervento e rappresenta un elemento critico per il successo a lungo termine dell’intervento.
Si divide in diverse fasi, ognuna delle quali richiede una partecipazione attiva del paziente.
Fase 1: mobilizzazione precoce
La riabilitazione inizia immediatamente. L’obiettivo principale è la mobilizzazione precoce.
Entro poche ore dall’intervento, il paziente viene aiutato a sedersi sul bordo del letto, a mettersi in piedi e a fare i primi passi con l’ausilio di un deambulatore o di stampelle. In questa fase il dolore del paziente viene controllato tramite una specifica terapia farmacologica, evitando le terapie endovena e intramuscolari, per evitare traumatismi ai pazienti.
L’esperienza del Dr. Giacomi con l’intervento di protesi d’anca per via anteriore lo ha portato a sviluppare la convinzione che questa fase sia fondamentale. Per questo motivo, il Dr. Giacomi affianca a tutti i suoi pazienti un fisioterapista specializzato nella riabilitazione dall’intervento di protesi d’anca per via anteriore, una figura che ha rinominato “Hip Coach” (in inglese: allenatore dell’anca).
Dopo l’intervento sarà l’Hip Coach ad assistere i pazienti del Dr. Giacomi nei primi passi. Li guiderà nei giusti movimenti per ricominciare fin da subito a camminare in sicurezza e senza dolore.
Fase 2: il ritorno a casa e il recupero dell’autonomia
Il paziente viene dimesso dall’ospedale dopo circa 48-72 ore e può tornare a casa camminando con delle stampelle canadesi. Adesso la riabilitazione inizia seriamente.
I pazienti del Dr. Giacomi vengono incoraggiati a seguire un ciclo di incontri con il proprio Hip Coach. L’obiettivo è lavorare su un programma di esercizi personalizzati sulle proprie esigenze per ricominciare a muoversi autonomamente. L’obiettivo di questa fase è proprio il recupero della piena autonomia e l’acquisizione di un corretto schema del passo dopo l’impianto della protesi.
Gli obiettivi di questa seconda fase di riabilitazione sono:
- Recuperare la forza muscolare con esercizi dedicati ai muscoli della coscia (quadricipiti, ischiocrurali) e, soprattutto, ai muscoli del gluteo (medio gluteo, grande gluteo), che sono cruciali per la stabilità e la deambulazione.
- Migliorare la flessibilità e l’ampiezza di movimento;
- Rieducare alla deambulazione;
- Migliorare l’equilibrio e la propriocezione, riducendo così il rischio di cadute.
Man mano che la forza, la stabilità e la sicurezza del paziente migliorano, il fisioterapista lo guiderà nella graduale eliminazione delle stampelle o del deambulatore, fino a quando non sarà in grado di camminare autonomamente.
Il Dr. Paolo Avallone, Hip Coach che collabora da diversi anni con il Dr. Giacomi, in questa fase utilizza diversi macchinari. Questi hanno la funzione di aiutare il paziente a re-imparare il corretto schema del passo. Tra essi vi è l’Alter-G, uno speciale tapis-roulant elaborato per permettere agli astronauti di recuperare la capacità di camminare sulla Terra dopo una missione spaziale.
Questo strumento, infatti, riduce la gravità durante la camminata fino all’80%, permettendo al paziente di alleggerire il peso esercitato sulle proprie gambe durante la deambulazione. Il paziente cammina dunque su questo tapis-roulant mentre guarda un video che gli illustra come poggiare il piede. Riceve un feedback visivo e sonoro che gli indica se sta procedendo correttamente nella deambulazione.
Fase 3: il recupero avanzato e il ritorno alle attività quotidiane
Il percorso di riabilitazione può durare diverse settimane, a seconda delle condizioni individuali, del livello di attività pre-operatoria e degli obiettivi personali.
In questa ultima fase il paziente dovrà abituarsi a carichi di lavoro progressivi: gli esercizi diventeranno più complessi e sfidanti, mirati a recuperare la piena funzionalità e la resistenza muscolare. Potranno essere introdotti esercizi con resistenze elastiche, pesi leggeri o macchine isotoniche.
Per i pazienti che precedentemente praticavano attività sportive, questo sarà anche il momento in cui reintrodurre gradualmente attività che richiedono maggiore sforzo o attività sport-specifiche.
Anche dopo aver completato il programma di riabilitazione, è essenziale continuare a svolgere gli esercizi consigliati e mantenere uno stile di vita attivo. Questo aiuta a preservare la forza, la flessibilità e la salute generale dell’anca, prevenendo future problematiche.
Quanto dura la riabilitazione protesi anca anteriore?
Le tempistiche di recupero sono individuali e dipendono da vari fattori, tra cui l’età del paziente, lo stato di salute generale, l’aderenza al programma riabilitativo e la motivazione. Tuttavia, grazie all’approccio anteriore e all’implementazione dei protocolli fast track, la maggior parte dei pazienti sperimenta un recupero funzionale significativo in tempi notevolmente brevi.
Entro le 48 ore dall’intervento la totalità dei pazienti è in grado di camminare con una o due stampelle, salire e scendere le scale ed entro le prime due settimane torna a gestire la maggior parte delle attività quotidiane, periodo in cui anche il dolore si riduce progressivamente.
Dopo 6-12 settimane molti pazienti possono camminare senza ausili e riprendere attività leggere come la guida, il lavoro d’ufficio e attività ricreative moderate. La forza e l’ampiezza di movimento continuano a migliorare.
Tra i 3 i 6 mesi dopo l’intervento di protesi d’anca per via anteriore, la maggior parte dei pazienti ha recuperato un’ottima funzionalità e può riprendere quasi tutte le attività desiderate, inclusi alcuni sport a basso impatto. Dopo i 6 mesi il recupero è generalmente completo, e l’anca protesizzata si comporta in modo praticamente normale.
L’importanza di affidarsi a un Chirurgo Ortopedico esperto in protesi d’anca per via anteriore
Il Dr. Riccardo Giacomi è un chirurgo ortopedico con più di 30 anni di esperienza. Ha eseguito più di 3200 impianti di protesi d’anca ed è specializzato in chirurgia protesica d’anca e in particolare nella tecnica mini-invasiva che prevede l’accesso per via anteriore.
La sua esperienza e la sua competenza lo rendono uno dei punti di riferimento in Italia e in Europa per la chirurgia protesica d’anca per via anteriore. Ogni anno aiuta centinaia di pazienti a tornare in piedi e guarire definitivamente dall’artrosi dell’anca.
Il suo team di fisioterapisti specializzati, guidati dall’Hip Coach Paolo Avallone, si occupano ogni giorno della riabilitazione dei pazienti sottoposti a questo intervento per aiutarli a tornare alla quotidianità nel minor tempo possibile.
Tornare a vivere senza limiti è possibile. Affidati all’esperienza del Dott. Giacomi per capire se l’accesso anteriore è l’approccio chirurgico migliore per te.
